Cobolli in missione per Torino: un sogno a portata di mano
Negli ultimi due anni, Jannik Sinner è stato l’uomo da battere a Torino. L’italiano ha conquistato il trofeo delle Nitto ATP Finals sia nel 2024 sia nel 2025 senza perdere nemmeno una partita e ha subito una sola sconfitta all’Inalpi Arena dal 2023, quando il recordman Novak Djokovic, vincitore del torneo per sette volte, lo batté nella finale di quell’anno.
Sinner salterà l’edizione di quest’anno a causa di un infortunio, aprendo così le porte a un altro italiano, che potrebbe prendersi la scena. Flavio Cobolli potrebbe essere il prossimo idolo di casa a cogliere l’occasione? Il ventiquattrenne sta vivendo la migliore stagione della sua carriera e occupa il quinto posto nella PIF ATP Live Race To Turin, quando mancano appena tre settimane alla fine della stagione.
«Per me è un sogno», ha dichiarato Cobolli parlando della possibilità di giocare a Torino. «È come uno Slam. Prima non pensavo a Torino, ma adesso sono messo bene nella Race e sono uno dei potenziali giocatori che potrebbero partecipare. Ci sono ancora alcuni tornei e devo giocare il maggior numero possibile di partite per raggiungere questo obiettivo. Non voglio pensare al traguardo in sé, ma a quanto sarebbe divertente giocare lì. Sarebbe davvero speciale».
All’inizio dell’anno, una simile prospettiva poteva sembrare molto lontana. Dopo essere uscito al primo turno degli Australian Open contro Arthur Fery, allora numero 186 del mondo, Cobolli aveva perso anche all’esordio a Dallas contro Jack Pinnington-Jones, all’epoca numero 181 del ranking mondiale. Ma l’italiano aveva già dimostrato in passato che una partenza difficile non deve necessariamente condizionare l’intera stagione. Nel 2025 aveva perso otto delle prime dieci partite disputate nel circuito prima di invertire la rotta e conquistare il titolo a Bucarest. Anche quest’anno Cobolli è riuscito a trovare il modo di rilanciarsi.
Il tennista romano ha conquistato il suo secondo titolo ATP 500 ad Acapulco, in condizioni caratterizzate da un’elevata umidità, per poi raggiungere la finale a Monaco di Baviera e i quarti di finale al Masters 1000 di Madrid. A giugno, al Roland Garros, Cobolli ha compiuto un ulteriore salto di qualità, approfittando di un tabellone che si era aperto davanti a lui per raggiungere la sua prima finale in un torneo del Grande Slam.
«Valuto davvero molto positivamente la mia stagione», ha raccontato Cobolli ad ATPTour.com. «Finora ho disputato un’ottima annata. Ho tanti obiettivi che voglio raggiungere quest’anno, come Torino. Non sono partito bene, proprio come l’anno scorso, ma credo che la parte centrale della stagione, sulla terra battuta e sull’erba, sia stata straordinaria per me. Sono davvero felice. Il Roland Garros è stato speciale. Non immaginavo di poter raggiungere la finale di uno Slam del genere. Ma quando arrivi a quel punto, cerchi di fare del tuo meglio per vincere il titolo. Ci ho provato, ma ho affrontato un giocatore straordinario, che in quel momento meritava di vincere più di me. Alla fine della partita ero felice. Adesso, quando riguardo l’incontro, è molto doloroso, ma resta comunque qualcosa che non dimenticherò mai. Sono stato fortunato a poter giocare quella partita».
La crescita di Cobolli è proseguita anche sull’erba, dove ha raggiunto per il secondo anno consecutivo i quarti di finale di Wimbledon, prima di spingersi fino alle semifinali del Masters 1000 di Cincinnati. Sulle diverse superfici e nelle varie fasi della stagione, l’italiano ha dimostrato di poter arrivare in fondo ai tornei più importanti. Ora la domanda è: che cosa è cambiato e riuscirà a mantenere questo livello nell’ultimo tratto dell’anno?
«Il lavoro fuori dal campo è importante», ha spiegato Cobolli. «Credo di aver cambiato molte cose quest’anno insieme al mio team. Ho trascorso più tempo in campo ad allenarmi e divertirmi. Durante gli allenamenti ho iniziato ad ascoltare un po’ di più quello che mi diceva la squadra e penso che questo abbia funzionato. Sono fortunato ad avere persone così al mio fianco. Mi vogliono davvero bene, vogliono restare con me e, quando sono con loro, sento tutto il loro affetto. È molto utile per il mio gioco».
Con un finale di stagione positivo, Cobolli può ora conquistare per la prima volta un posto alle Nitto ATP Finals. I tifosi italiani si sono ormai abituati a sostenere i propri connazionali a Torino: Sinner, Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti hanno infatti preso parte al torneo da quando, nel 2021, si è trasferito nella città piemontese. Quest’anno, però, nessuno dei tre è in corsa per la qualificazione e Cobolli ha quindi l’opportunità di raccogliere il testimone e portare avanti le speranze del pubblico di casa nell’appuntamento che chiude la stagione.
La pressione di rappresentare l’Italia, del resto, non sarebbe una novità per lui. L’anno scorso Cobolli ha avuto un ruolo fondamentale nella conquista della terza Coppa Davis consecutiva da parte della nazionale azzurra, risultando decisivo nei momenti più importanti e festeggiando poi con un tatuaggio raffigurante Hulk. Il suo spirito combattivo potrebbe rivelarsi prezioso qualora riuscisse a qualificarsi per Torino, dove si troverebbe ad affrontare gli otto migliori giocatori del mondo.
«Ho sempre sentito l’affetto dei tifosi», ha raccontato Cobolli parlando di cosa significhi giocare in casa. «In Italia stiamo vivendo un momento straordinario per il tennis. Abbiamo Jannik e gli altri ragazzi. Siamo molto fortunati. Siamo fortunati ad avere un palcoscenico importante come quello di Torino e amiamo l’opportunità di giocare davanti ai nostri tifosi e alle nostre famiglie. L’anno scorso a Bologna ho provato un’emozione che non avevo mai provato in vita mia. Vincere la Coppa Davis è stato davvero speciale».
Anche se non ha ancora mai partecipato alle Nitto ATP Finals, Cobolli sa bene che cosa renda speciale questo torneo. Negli anni passati è stato presente sugli spalti, vivendo l’atmosfera di Torino da spettatore. Ora, con la qualificazione alla portata, potrebbe avere l’opportunità di tornare in città da protagonista, tra i giocatori sotto i riflettori.
«Sono stato a Torino ogni anno», ha raccontato Cobolli. «Ho pranzato con i giocatori, ho partecipato a eventi con gli sponsor e ho respirato quelle emozioni. Ma voglio provarle dentro il campo. Voglio entrare su quel campo e sentire quello che hanno provato quei giocatori quando hanno giocato lì».
Per il momento, però, c’è ancora del lavoro da fare. Con punti preziosi ancora in palio e diversi giocatori che inseguono la qualificazione, Cobolli sa che il suo posto a Torino è tutt’altro che garantito. La sua attenzione resta concentrata sulle partite che lo attendono, piuttosto che sulla possibilità di esordire in casa nell’evento che conclude la stagione.